corpo delle donne, mestruazioni

corpo sacro

In origine.
Sacra era la materia, sacro il corpo e le sue funzioni, sacro l’atto sessuale, sacra la natura. Il sacro aveva una valenza materiale.
L’associazione tra vulva e ventre femminile con la nascita, la morte e la rigenerazione è uno dei temi principali dell’arte preistorica. Le grotte rappresentavano l’ingresso, la vulva, da cui si entrava nel corpo della dea.

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Oggi, con milioni di anni di condizionamenti, ci ritroviamo con l’anima totalmente martoriata e con una visione totalmente distorta del nostro corpo, delle sue funzioni, dei suoi cicli. 

Una nota marca di assorbenti recita (ancora??): se non aderisce bene, puoi sentire il fastidio del bagnato.  Ebbene, sono proprio questi assorbenti, queste false credenze che ci fanno sentire bagnate, ti fanno percepire il fastidio durante le mestruazioni con i loro materiali “falsi, plastici, innaturali”. La percezione cambia totalmente usando gli assorbenti in tessuto – si, proprio quelli che usavano le nostre nonne, le nostre madri. Li usavano nascondendoli agli occhi degli uomini, con vergogna, con timore.

Parlavo tempo fa con una cara amica: il suo ricordo è pesante, orribile. Pensare a questi assorbenti in tessuto le fa rivivere un tempo in cui si nascondeva in bagno a lavare “le panuzze” bianche sporche di sangue, nascondendole per farle asciugare. La rivedo, china sul lavandino mentre il sangue scivola tra le sue mani bagnate facendola sentire sporca, inadatta, vergognosa. L’altro giorno lavavo il mio assorbente in tessuto, il sangue scivolava scorrendo sul bianco del lavandino e un senso di sacro mi ha pervasa. Perché donavo il mio sangue alle acque.

Questo è ciò che voglio consigliare a tutte quelle donne che vivono il sangue mestruale come un peso, una condanna, una vuota ripetizione che si perpetua mensilmente. Anche io ero così, lo sono stata e ne sono uscita.
Ho iniziato leggendo. E tra una lettura e l’altra, tra un dolore e l’altro, tra un’emicrania e l’altra ho iniziato ad essere più consapevole di ciò che è, è sempre stato e sempre sarà: un ciclo che si rinnova, di rinascita, di vita e di morte. Un ciclo che ci appartiene e che fa di noi le portatrici di vita: pensate solamente al fatto che non vi sono immagini di noi donne che diamo la vita mentre consideriamo normali immagini di uomini che danno la morte. Fa pensare vero? 

I condizionamenti che ci portiamo addosso sono pesantissimi. Il nostro dolore, la nostra sindrome pre-mestruale non è una colpa, è un fallimento totale dell’intera società. Iniziare ad essere consapevoli della bellezza del ciclo che avviene nel nostro corpo è il primo passo. Quello successivo è cambiare la nostra visione: portarla da una linearità che non ci appartiene a una ciclicità che ci abbraccia in tutto il nostro essere. Iniziare ad ascoltarci, ascoltare il nostro corpo con i suoi ritmi e le sue esigenze è fondamentale per la nostra guarigione. Riscoprire la lentezza, vivere il nostro intimo, accettarci per come siamo e ascoltando ciò che grida per uscire. Senza dimenticare di coinvolgere i nostri uomini, far capire loro la nostra essenza. E sentire, ringraziare, amare il nostro bellissimo corpo.

Sarebbe ora, finalmente.

Adriana De Caro per tenda della Luna Rossa

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