sul viso

Il volto esprime il nostro vissuto, le nostre emozioni, i nostri dolori e le nostre felicità, il nostro tempo, la nostra vita intera. 
Eppure, ci vergogniamo. 
Ci vergogniamo delle rughe che parlano all’altro della nostra vita, ci vergogniamo dei segni che sono solo nostri e ci contraddistinguono, ci vergogniamo di noi stesse.

E’ giunto il momento di fare un lifting, vero, profondo, a questa mentalità che ci vuole schiavi della bellezza effimera, a questa nostalgia che ci pervade quando ci guardiamo allo specchio e ci confrontiamo con la fotografia che tanto amiamo di quando avevamo 20 anni, a questa spasmodica attenzione verso le rughe, i chili, le macchie.

Il passare del tempo, una volta considerato sinonimo di saggezza, viene vissuto come un deturpamento del nostro essere. La grande Anna Magnani al truccatore in “Mamma Roma” diceva “Lasciami le mie rughe, non togliermene nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele!”

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Pasolini sentiva il viso come luogo di incontro di energie ineffabili che esplodono nell’espressione in qualcosa di asimmetrico, di impuro di composito contrario del tipico.

Che ne è del volto delle donne e del loro invecchiare nella loro unicità?
Ci sentiamo vulnerabili nella nostra imperfezione senza renderci conto che è un grande punto di forza.

Il mito della giovinezza è un’idea da sradicare. Sta minando la nostra anima, la nostra vita. La giovinezza è eterea, effimera, labile e sottile: quando termina il suo tempo si trasforma, ci accarezza ed evolve, abbandonandoci lievemente e profondamente.

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La vecchiaia viene vista come un’epoca insignificante, improduttiva, un tempo di mera sopravvivenza in attesa dell’ineluttabile.Dimentichiamo troppo spesso che la vecchiaia, invece, è uno scrigno di memorie e di ricordi che, portati alla luce come tesori nascosti, rendono una società più forte e più ricca.

Onora la faccia del vecchio è scritto nel Levitico (19,32). E io voglio che nella mia faccia si vedano tutti i miei percorsi nella vita. I viaggi, gli amori disperati, vissuti, amati, gli abbandoni e gli addii, gli amori felici, gli amici e le persone incontrate nel percorso della vita, i figli, i lavori, la ricerca di me stessa.

Voglio che nella mia faccia traspaia il mio essere donna, madre, moglie.
Voglio che la mia faccia mi appartenga, con ogni sua peculiarità e con ogni suo dettaglio.

Vuoi prendere spunto? Cita il sito della tenda della Luna Rossa per crescere insieme. Grazie, Adriana De Caro.

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