i simboli della grande Dea

Grazie al magnifico lavoro apportato da Marija Gimbutas, attraverso il suo sistematico studio sul significato dei segni e delle figure ricorrenti sugli oggetti di culto e sulla ceramica dipinta del Neolitico Europeo, sono stati analizzati moltissimi simboli a formare un complesso sistema nel quale ciascuna unità è connessa con ogni altra. I modelli dell’Europa Antica sono stati rivelati da tombe, affreschi, rilievi, sculture, statuette, pitture e altre fonti.

Le illustrazioni da cui ho attinto per il mio progetto, che sono state rivedute e rivisitate da me in chiave artistica, prendono spunto dal suo libro “il linguaggio della Dea”, e possiedono una datazione tra il 6500 e il 3500 a.C. in Europa sud-orientale e tra il 4500 e il 2500 a.C. in Europa occidentale, in cui il Neolitico si affermò più tardi).

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Grande scultura in pietra di Dea Uccello, proveniente dalla Francia. Mostra un segno a V in risalto sopra i seni e mani enormi con tre dita. La bocca, rotonda come i seni, è una Fonte Divina. Chassey, Capdenac-le-Bout, Lot, Francia meridionale; 4000 a.C. circa; altezza 50 centimetri.

I simboli da lei catalogati e classificati si dividono in quattro temi. Li vedremo in questa sezione nel dettaglio, riportando il suo eccellente lavoro. Essi sono riportati fedelmente in quanto il mio intento è far capire e condividere con più persone possibile quanto, nel corso delle nostre vite, siamo tutti stati incapsulati in condizionamenti stereotipati che ci hanno accompagnato per  gran parte del nostro percorso di vita. La preistoria racchiude un universo di simboli collegati a un culto che onorava la terra e ogni sua forma di vita, connesso alla morte e alla rigenerazione, profondo e ricco.

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La “Signora del Sè”, dal torso elegante e i seni ben modellati. Cultura Lengyel, presso Vas, Szombately, Ungheria; 5000 a.C. circa; altezza 21,3 centimetri.

LA DATRICE DI VITA

Questa categoria di simboli abbracciano la sfera acquatica e si connettono  all’acqua come fonte di vita. Masse, corsi d’acqua, pioggia artisticamente rappresentata con zig-zag, serpentine, rete, scacchiera e dell’uccello d’acqua. Essi sono associati alla Dea nelle sue sembianze di ibrido donna-uccello acquatico. In origine questo gruppo di simboli era paleolitico e presenta delle versioni stilizzate in cui questa immagine può possedere solamente i seni oppure natiche esagerate.

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Raffigurazione di Dea Uccello dell’Età del Bronzo cretese. E’ una statuetta ornata con triplice chevron sulla corona, un triangolo sulla fronte  e una linea tripla sul braccio.
Il becco e i grandi occhi sono quelli tipici di questa Dea. Minoico Antico, Gourmes, Creta.

La ritrattistica del corpo femminile come seni, glutei, pancia, vulva, risale ai tempi in cui le genti non avevano ancora collegato la copulazione come causa di gravidanza – anche se su questo argomento vi sono varie filosofie di pensiero – elaborarono una Divinità come estensione macrocosmica di un corpo di donna.

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Statuetta con maschera, segni a M e chevron sotto i seni e farfalle poste sotto le M, simbolo di rigenerazione. Passo di Corvo, presso Foggia; 5700 – 5300 a.C.; altezza 6,5 centimetri.

LA CREATRICE COSMICA

E’ una creatrice cosmica, Datrice di Vita e Datrice di Nascita, dotata del meraviglioso potere della procreazione. La Dea Partoriente è presente nel Paleolitico Superiore e tali simboli perdurarono durante tutto il Neolitico e anche oltre. La Dea è connessa alle madri dei tempi antichi sotto forma di animali come l’orsa, la cerva, l’alce femmina e nel Paleolitico Superiore come bisonte femmina e cavalla.

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Antico vaso di culto in forma di cervo, le cui corna sono state ricostruite da Marija Gimbutas. Neolitico dell’Anatolia centrale, Hacilar VI; seconda metà del VII millennio a.C.; altezza 15,6 centimetri.

Con l’avvento dell’economia Neolitica vi furono delle innovazioni. L’ariete, primo animale ad essere addomesticato, divenne sacro alla Dea Uccello. E’ a tale periodo del primo Neolitico che può essere fatta risalire la nascita del concetto della Dea  Datrice di Vita e Partoriente come fato, in quanto spartisce e determina la durata della vita, della felicità e della salute, e come filatrice e tessitrice dell’esistenza umana.

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Statuetta di ariete in terracotta decorata con gruppi di linee parallele. Tardo Lengyel, Slesia.

Apparvero inoltre, collegati alla scoperta della ceramica e alla relativa creazione di nuove espressioni simboliche attraverso la pittura sulla stessa, gli askoi (vasi ornitomorfici ovvero a forma di uccello) e i vasi antropormofici, a forma di donna.

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Nel Neolitico la posizione del parto è seduta. Questa statuetta in terracotta, ricostruita da Marija Gimbutas, tiene le gambe sollevate quasi a evidenziare la vulva turgida. Sesklo iniziale. Achilleion II, presso Farsalo, Tessaglia, Grecia; 6300 -6200 a.C., altezza 7,1 centimetri.

E’ nel VI millennio quando compaiono per la prima volta i vasi di ceramica assimilati alla Dea Datrice di Vita, marcati con M, zig-zag (corsi d’acqua e liquido amniotico), onde d’acqua spiraliformi e altri segni acquatici.

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Il corpo di questa terracotta, che ricorda la forma di un violino, è decorato da chevron su entrambi i lati, con motivi a zig-zag attorno alla vita, una V capovolta con una lineetta sul torace e una doppia V sulla sommità del capo. Gli occhi sono tratteggiati da due linee parallele. Età del Bronzo II anatolica (tipo Caykenar). Anatolia sud-occidentale; inizi del III millennio a.C.; altezza 9,1 centimetri.

Anche i simboli di fertilità e gravidanza hanno le loro radici nel Paleolitico Superiore. Simbolo di gravidanza la bi-linea (due lineette). Come conseguenza della nuova economia agricola la Dea Gravida del Paleolitico venne trasformata in una Divinità della Fertilità della Terra. La scrofa, animale della crescita e dall’ingrasso rapido, fu consacrata a tale Dea. La Dea Gravida dell’epoca agricola, in origine probabilmente una Dea lunare che ingrassava così come la luna cresceva, divenne una Divinità ctonia (della terra), simboleggiante il sorgere, il fiorire e la scomparsa della vegetazione.

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Magnifica brocca del Minoico Antico, rinvenuta in una necropoli a Creta. La figura, dotata di becco e ali, mostra capezzoli che sono in realtà beccucci, decorata da bande di zig-zag e linee parallele dipinte in bianco. Da notare gli enormi occhi, complementare Sorgente Divina. Mallia, Creta orientale; fine del III millennio a.C.; altezza 16,4 centimetri.

La drammatizzazione dei mutamenti stagionali si intensificò, manifestandosi in rituali di estati/inverno o di primavera/autunno nonché nell’emergere di una raffigurazione di una madre/figlia e di una Divinità maschile quale spirito della vegetazione che nasce e muore. Le immagini di morte si fondono con i simboli della rigenerazione.

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Dea Serpente con linee triple decorative della gonna. Medio Minoico I, santuario della collina di Petsofas; 2100-1800 a.C.

Messaggera della Morte e Reggitrice di Morte sono connesse con la rigenerazione e vi sono numerosi esempi a testimoniare ciò: teste di avvoltoio poste tra i seni, fauci e zanne di cinghiali feroci sono coperte di seni, immagini della Dea Civetta dell’Europa occidentali sui muri tombali dei sepolcri megalitici e sulle steli hanno sei, oppure il loro corpo interno è un labirinto creatore di vita con una vulva al centro. La morte faceva parte della vita, ne era intimamente connessa, in una spirale creatrice e distruttiva dell’eterno. Dare la vita e la morte è una rappresentazione tipica delle Dee dominanti in cui la Datrice di Vita si trasforma in una spaventosa immagine di morte. E’ un nudo rigido o un semplice osso con un sovrannaturale triangolo pubico in cui inizia la trasformazione della morte in vita.

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Recipiente con coperchio a forma di civetta, al cui vertice si trova un foro circondato da bande trilineari. Vinca Iniziale, Turdas, presso Cluj, Romania occidentale; 5200-5000 a.C.

L’utero è un simbolo di rigenerazione insieme al bucranio (la forma del teschio di un
bue) e altre forme animali come il pesce, la rana, il rospo, il porcospino, la tartaruga.

Durante il Neolitico sepolcri e templi assunsero la forma dell’uovo, della vagina e dell’utero della Dea o del suo intero corpo.

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Caratteristico manufatto cicladico (una cosidetta “padella”), consistente in un disco dalla parte inferiore antropomorfa; sopra le gambe una vulva affiancata da rami. Da notare il disegno centrale di una barca, con pesce e zampe di uccello a prua (sinistra), che naviga in un mare di spirali. Cicladico Antico II, Chalandriani, Syros; metà III millennio a.C.; altezza 63 centimetri

Numerosi anche i simboli di energia e schiusa come spirali, corni, mezzelune, cerchi (le forme a U), uncini, asce, segugi, capri e uomini eccitati (ossia itifallici), che affiancano un’ascendente colonna acquatica di vita, un serpente, un albero della vita e la Dea in forma umana o il suo ventre gravido, tutti simboli di energia.

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Figura umana seduta, in calcare bianco, con caratteristiche maschili e femminili. a) di fronte, b) di profilo, c) retro e d) dall’alto. Sotira Arkolies, a ovest di Limassol; probabilmente 3000 a.C. circa; altezza 14,7 centimetri.

Vortici, croci e vari modelli a quattro angoli sono simboli del dinamismo nella natura, che assicura la nascita della vita e fa girare la ruota del tempo ciclico dalla morte alla vita affinchè tale si perpetui.

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Nell’Europa Sud-orientale e occidentale l’energia dinamica del serpente si accompagna spesso alla Fonte dell’Occhio Divino. Su questo coperchio cucuteni gli occhi sono spire di serpente contornate da fasce serpentine. Cucuteni, Romania nord-orientale; 3800-3600 a.C.

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LE FUNZIONI DELLA GRANDE DEle funzioni della Grande DeaA

 

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